Cristiana Cella: 
AFGHANISTAN: DONNE CHE RESTANO E RESISTONO.

Cristiana Cella, giornalista, scrittrice, sceneggiatrice.
Segue le vicende afghane dal 1980, quando entrò clandestinamente a Kabul, vietata ai giornalisti, per documentare la resistenza della città contro l’invasione russa. Seguì, successivamente, per due
mesi, i combattenti laici e democratici sulle montagne del Paktia, condividendone la vita quotidiana, le battaglie e le speranze. Dal 2009 fa parte del Direttivo dell’Associazione Cisda (Coordinamento Italiano Sostegno donne afghane), ha partecipato a diverse delegazioni in Afghanistan, l’ultima delle quali nel novembre 2019. Si occupa di progetti umanitari nel paese e ha collaborato con l’Unità, il Sole 24 ore e altre testate on line.
Ha pubblicato un libro: ‘Sotto un cielo di stoffa. Avvocate a Kabul’, edito da Città del Sole Edizioni.
Il libro racconta il coraggio e la resistenza delle donne afghane, attraverso le storie, raccolte in Afghanistan, di chi è vittima di un’onnipresente e multiforme violenza e di chi, avvocate e
attiviste, combatte al loro fianco, durissime battaglie per la vita e la giustizia.

AFGHANISTAN: DONNE CHE RESTANO E RESISTONO.
- Che cos’è e cosa fa il CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) ,
associazione di cui faccio parte. I 20 anni di lavoro in Afghanistan.
- La tragica situazione attuale: cosa sta succedendo, a un anno dalla presa del potere dei
talebani, nel silenzio dei media?
- Testimonianze dirette di vita quotidiana, sotto il regime talebano, di donne prigioniere in
una non-vita.
- Le donne, attiviste e guerriere di pace, che hanno deciso di restare nel paese, con gravi
rischi personali, per aiutare la popolazione e le donne e i bambini in particolare. Quello
che fanno per portare avanti i loro progetti, nonostante tutto.
- Prima del 15 agosto 21. I vent’anni di occupazione di Usa e Nato e l’avanzata dei talebani.
La vita appesa a un filo, guerra di terra, attentati, bombardamenti. La guerra delle donne:
violenza, soprusi, analfabetismo, nessuna giustizia, ribellione. Dati e testimonianze dal
nostro lavoro sul campo.
- Come siamo arrivati a questo punto? Le cause, le conseguenze e gli errori di
interpretazione dell’agosto scorso.
- Breve richiamo alla Storia dei 40 anni di guerra del paese.
- Le gravi responsabilità dell’Occidente. La droga.
- Il nostro impegno per sostenere queste donne e la loro tenace e creativa resistenza.



IL CISDA.
(Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane), siti: www.osservatorioafghanistan.org, www.cisda.it, www.facebook.com/Cisda
– cisdaonlus@gmail.com.
Le donne del CISDA sono attive nella promozione di progetti di solidarietà a favore delle donne afghane sin dal 1999.
Il coordinamento nasce su iniziativa di una serie di associazioni e realtà italiane che da anni lavorano sui temi dei diritti delle donne, contro i fondamentalismi e le guerre. Da allora, questo nucleo di donne, ha continuato la sua attività, totalmente volontaria, allargandosi anche ad altre associazioni e a singole donne. Il CISDA, che si è costituito in onlus nel 2004, è_ oggi presente nelle città di Milano, Firenze, Trieste, Como, Roma, Torino, Trento, Padova, Piadena, Belluno. Ha sede a Milano, promuove azioni politico-sociali, a livello nazionale e internazionale sulla condizione delle donne afghane; raccoglie fondi, crea e sostiene progetti a favore delle donne e dei bambini, negli orfanotrofi, in Pakistan e in Afghanistan; organizza eventi pubblici e iniziative democratiche in Italia; realizza materiali informativi. Dal 2015 l’attività di sostegno si estende al Kurdistan, in particolare alla lotta delle donne del Rojava.
Lavora sul campo, da 23 anni, in partnership con alcune associazioni Afghane che combattono contro il fondamentalismo, per i diritti umani , in particolare quelli delle donne, e la democrazia.
Con queste associazioni ha, negli anni, costruito un rapporto di fiducia, stima e amicizia, sostenendo le loro scelte e i loro progetti, economicamente e politicamente e promuovendo una corretta informazione sulla situazione afghana.
Operando, da anni, in questa situazione di conflitto e di fondamentalismo, sostiene una cultura di pace e di costruzione dei diritti umani, in particolare delle donne. Promuove una cultura di solidarietà, accoglienza, non violenza, convivenza e giustizia. Organizza, regolarmente, conferenze e incontri, invitando membri delle associazioni afghane in Italia, e delegazioni in Afghanistan.