Sede legale: via Tanaro 3, 12078 Ormea - C. F.: 93052580045 - PEC: Presidente@pec.ulmeta.it
IBAN: IT38L0342546350CC0040123849
tel. +39 3386570075 - email: associazione.ulmeta@gmail.com
L'ulmiascu
Il dialetto ormeasco
“… con una particolare attenzione per la valorizzazione del dialetto locale di Ormea.” è scritto a chiare lettere nello statuto dell’Associazione Culturale Ulmeta.
Nessuno stupore quindi che molte pagine della pubblicazione "A LAV'ZOO" siano scritte in dialetto ormeasco.
Ma come scrivere in ormeasco?
L’ormeasco è sempre stato una parlata orale e non possiede un'ortografia codificata.
Esistono bensì alcuni tentativi di codifica:
ma non si può dire che si sia arrivati alla standardizzazione della scrittura.
Se da una parte Bernard Schädel utilizza sostanzialmente una scrittura fonetica Giuseppe Colombo e Padre lgnazio Giacomo Pelazza utilizzano invece una scrittura "intuitiva", largamente modellata sull'italiano.
Tuttavia varie trascrizioni di tradizioni orali: canzoni, poesie, preghiere, filastrocche nonché produzioni più recenti scritte direttamente dagli autori presentano scritture intuitive diverse tra di loro, tenendo anche conto delle importanti variazioni di pronuncia riscontrabili tra capoluogo e frazioni e frazione e frazione.
All’interno dell’associazione si è sviluppato un forte dibattito sulla scrittura dell’ormeasco e sulla necessità di poterlo scrivere utilizzando in modo semplice la tastiera di un computer senza poter definire un nuovo alfabeto ad hoc e senza ricorrere frequentemente a simboli e caratteri speciali. Il dibattito è tuttora aperto e registra varie posizioni tra chi propone di utilizzare i metodi proposti da Giuseppe Colombo o Padre Pelazza e chi invece ritiene necessario ridefinire un metodo nuovo.
Non è compito dell’Associazione Culturale Ulmeta codificare in proprio un metodo di scrittura, bensì contribuire al dibattito estendendolo a tutti gli interessati.
Dialetto e cucina
La cucina ormeasca è un esempio affascinante di cucina bianca, tipica delle Alpi Liguri e dell'Alta Val Tanaro. Si caratterizza per l'uso di ingredienti "poveri" e di colore chiaro, come farina, patate, latte, latticini e ortaggi poco colorati (porri, aglio, cavoli), che riflettono l'isolamento storico e l'economia pastorale di queste montagne.