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Vangelo di terra nera
Ormea, Piazza Nani, 24 luglio 2026 ore 21
testo e regia Alice Bignone con Ermanno Rovella produzione Compagnia Salz
Titolo: Vangelo di terra nera
Durata: 110'
Numero attori: 1 (Ermanno Rovella)
Spazio scenico: Spazio ottimale 5x5, spazio minimo 3x3. Lo spazio scenico è semivuoto tranne che per alcuni oggetti sparsi.
Audio: impianto audio amplificato con mixer (almeno 2-3 canali) e attacco jack a computer Luci: Adattabili in base al luogo della rappresentazione. Eventualmente possibilità di rappresentazione in diurna all'aperto.
Spettacolo inserito nel progetto Teatro nei Rifugi, patrocinato da Fondazione Nuto Revelli, Aree Protette Alpi Marittime, Associazione Gestori Rifugi Piemonte, CAI, che ha coinvolto oltre 40 rifugi tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia e Toscana nell'estate dal 2019 al 2025.
“Vangelo di terra nera” è un'esplorazione della rabbia.
La rabbia come condizione e come necessità, come cappio e come coltello.
Nasce per guardare all'occupazione coloniale senza il filtro morale e moralista del 'buon oppresso', entrando nella frustrazione, nella ferocia e nel risentimento.
È facile empatizzare con la resistenza non violenta, e per estensione con la causa, è facile applaudire il buon oppresso che non ricorre alla violenza, facilissimo piangere la condizione di chi subisce senza reagire.
Moralmente complesso è, invece, guardare ad una resistenza violenta come qualcosa di legittimo, figuriamoci di giusto, e guardare alla rabbia come una conseguenza inevitabile, organica e probabilmente sana.
È controverso empatizzare con chi la rabbia la prova, spaventoso farlo con chi la rabbia la esercita.
Tuttavia, Vangelo di terra nera non è una storia di resistenza. È una storia d'amore.
Il progetto
La definizione dell'appellativo di Giuda, Iscariota, è di derivazione sconosciuta.
Le ipotesi più probabili sono che nasca da Ish Quariot, uomo di Quariot (forse la città di Qariot, forse un generico “uomo di città”) o che si riferisca ad una parola aramaica di cui è arrivata solo la forma scritta “skrt”, vocalizzato in eskariot in ebraico, probabilmente in iskariot in aramaico.
Iskariot era il nome del nucleo di resistenza violenta (oggi si direbbe terrorista) all'occupazione romana di Giudea e Galilea. Gli Iscarioti non potevano competere con la forza e l'organizzazione di Roma, agivano mescolandosi alla folla e accoltellando le vittime per poi confondersi tra chi gridava all'assassinio. Forse la parola che più si avvicina, che nasce dallo stesso vocabolo, è sicario.
In questa lettura, Giuda era un membro attivo della resistenza.
Membro degli Iscarioti era probabilmente anche Bar Abbas (Barabba), se non ne era proprio, come si è recentemente cominciato ad ipotizzare, il leader.
La storia evangelica, in questa luce, cambia drasticamente: cambiano le ragioni per cui il popolo ha scelto di salvare “un ladrone” e non il Messia che aveva provato invano ad incoronare, cambiano le ragioni per cui Giuda, l'Iscariota, ha compiuto il tradimento più noto della letteratura occidentale.
Ma Giuda Iscariota non ha venduto uno sconosciuto, ha venduto un amico con cui aveva scelto di condividere il cammino. Ha scelto tra il proprio amico e la propria lotta. E non ha venduto un amico qualunque, ha venduto Gesù di Nazaret, il profeta, il figlio di Dio, il Maestro.
Nel rapporto tra i due sta tutto l'equilibrio tra la rabbia dell'oppresso e l'amore del fratello.
Sarebbe intellettualmente scorretto fingere che questa storia non si ricolleghi violentemente alla situazione palestinese degli ultimi settant'anni, e abbiamo scelto di non fingere. Per questa ragione i nomi e i luoghi evangelici sono tutti riportati in lingua araba: 'Issa (Gesù), Yahuda (Giuda), Maryam (Maria), Yusuf (Giuseppe), Nasira (Nazaret), Urushalim (Gerusalemme), Sim'an (Simone) e così via.
La scelta è stata quella di discostarsi dalla narrazione evangelica nota, partendo da un presupposto di pura finzione: un'infanzia condivisa tra Issa e Yahuda, a Nasira.
Tutto il testo ha alla base il rapporto fraterno tra i due, un amore profondissimo e incondizionato, che costantemente sbatte contro l'enorme contraddizione interna alla figura di 'Issa: un figlio di Dio capace di miracoli che, in una terra oppressa, sceglie di non usare i propri miracoli per aiutare il suo popolo a pagare le enormi tasse di Roma, né per giudarlo alla libertà, né per sfamarlo, né per aiutarne la causa, ma per la propria missione di rivoluzione spirituale, nonostante al suo fianco ci sia Yahuda, che per quella causa si sporca le mani di sangue già da ragazzino.
Vangelo di terra nera è un monologo a due voci: quella di Yahuda, dura, soffocante, aggressiva, e quella di Issa, dolce, aperta, indifesa.
Sinossi
Vangelo di terra nera è una storia di amore e rabbia.
Yahuda ha otto anni quando, in una Galilea occupata da Roma, si trasferisce con la madre nel villaggio di Nasira. Il padre e il fratello sono stati arrestati, colpevoli di non aver pagato le tasse che corrispondevano alla metà esatta degli averi o dei guadagni della famiglia.
A Nasira vengono accolti nella casa di una coppia di parenti della madre, Nour e Tawfiq, entrambi anziani e senza figli. È a Nasira che Yahuda, ancora bambino, incontra Issa, più piccolo di lui e tuttavia ipnotico, sovrumano, capace di placare la rabbia che lo soffoca. Issa è tutto quello che Yahuda non sa essere: indifeso, luminoso, commovente, si scelgono immediatamente fratelli, si aggrappano l'uno all'altro con fame.
Di Issa, Yahuda si innamora perdutamente.
Yahuda ha otto anni quando Tawfiq lo porta nell'uliveto di famiglia, eleggendolo suo erede, ha nove anni quando Roma porta via Tawfiq, ne ha quattordici quando assiste alla processione di civili romani che entra nelle case di Nasira per sceglierle per i coloni.
Ne ha tredici quando suo fratello lo prende per mano e gli confida “Io sono figlio di Dio”. Issa, il bambino che lo ha seguito ovunque, che lui avrebbe difeso a mani nude contro il mondo, gli consegna una verità che lui non capisce, troppo grande e inconcepibile, ma il figlio di Dio è davanti a lui che lo tiene per mano e non è possibile non guardarlo: il figlio di Dio che potrebbe tutto solo volendolo e che sceglie di non fare nulla per la propria terra occupata.
Issa sa che la sua missione è la rivoluzione dello spirito, non quella terrena, Yahuda invece, a quattordici anni, si unisce alla resistenza armata.
Però la rabbia non nega l'amore, e l'amore non nega la rabbia: la rabbia protegge l'amore, l'amore culla la rabbia. Il legame tra Issa e Yahuda non riesce a spezzarsi nemmeno davanti all'inconciliabilità dei loro percorsi.
Yahuda ha trentaquattro anni quando Issa gli comunica che si metterà in cammino per compiere il volere di Dio. È insopportabile per lui vederlo compiere miracoli, sfamare folle, sanare gli storpi, pensando a tutto ciò che invece non sta facendo, è inaccettabile vedere il popolo acclamarlo come re e vederlo rifiutarsi di essere la guida che potrebbe essere, e tuttavia è Issa, suo fratello, e Yahuda non riesce a lasciarlo da solo. Issa, dal canto suo, non capisce come Yahuda non lo segua ciecamente nella missione divina, non vede la differenza tra la propria missione e quella del fratello, se non in termini di proporzione.
Nonostante tutto, quando la resistenza chiede a Yahuda di vendere Issa in cambio della liberazione di Barabba, Yahuda rifiuta.
È solo quando Roma distrugge Nasira e ne disperde gli abitanti, abbattendo le case e bruciando l'uliveto, che Issa realizza cosa significhi la lotta di Yahuda. Vede il fratello soffocare nella propria rabbia impotente, prova il dolore umano della distruzione della propria terra, e sceglie di fare quello che è in suo potere per aiutare Yahuda e la sua causa: farsi carico della rabbia del fratello, farsi carico della sua lotta e lasciarsi vendere.
Contatti:
Referente 1: Ermanno Rovella
N. telefono +39 3880779716
Referente 2: Alice Bignone
N. telefono: +39 3480696778
Mail: compagniasalz@gmail.com